Le sorgenti sulfuree del Lavino sono l’elemento naturale più
particolare e suggestivo del Parco determinandone la denominazione.
Sono un complesso di risorgenze d’acque sulfuree formanti un biotipo
molto originale costituito da pozze con polle sorgive, ruscelli,
stagni e laghetti di uno straordinario azzurro conferitogli dalla
presenza di solfati disciolti che generano un corso d’acqua che
dapprima scorre parallelo, in sinistra orografica, al contiguo fiume
Lavino, per poi confluire in questo dopo un percorso di circa 1 Km.
Nel suo tragitto le acque sono state usate, nel corso del tempo, sia
per azionare le pale di un mulino, sia per imprimere moto alla
turbina di una centrale idroelettrica. Nella pubblicazione “Le
Sorgenti Italiane del Servizio Idrografico Centrale” del Ministero
del LL.PP., curato dalla sezione idrografica di Pescara, risultano
rilevate le portate di due sorgenti.
La prima, forse l’unica a quel tempo (1956) captata per usi potabili,
denominata “De Contra”ed attualmente coperta da un’opera di presa,
rilevava una portata di 137 l/s; il complesso delle Sorgenti
Sulfuree a cui si da il nome di sorgente “Lavino”, si misurava in
722 l/s. In sintesi quindi, in considerazione della
loro canalizzazione verso la centralina ed il vecchio mulino, la
portata attuale risultava essere di circa 860 l/s.
Ad una rilevazione empirica, la portata attuale risulta essere
intorno agli 800 l/s praticamente la stessa di 32 anni fa.
“L’uso delle acque sorgive per alimentare l’antico mulino e
successivamente la centralina attraverso canali e chiuse non hanno
determinato mutamenti di grave impatto ambientale ma, al contrario,
hanno creato ulteriori elementi di particolare valore storico
archeologico e artistico.
Né grave impatto hanno creato le briglie in gabbioni di pietre lungo il
corso del Lavino realizzate con l’intervento di regimentazione e
forestazione. Non si può dire la stessa cosa
dell’intervento di presa per l’irrigazione dei terreni a monte di De
Contra operato dal Consorzio di Bonifica che, pur dando enormi
benefici alle colture collinari, è stato collocato in modo
“irriverente”in prossimità della polla sorgiva più importante senza
alcuna barriera protettiva né particolari accorgimenti che attenuino
lo stridente rapporto tra luogo e manufatto”.