IL MULINO FARNESE
Uno dei reperti storici più importanti e particolarmente caro ai cittadini del comune di Scafa è "il mulino del Seicento". Esso è diventato un po’ il simbolo del nostro passato perché è tra le poche cose che rimangono in loco e non nel chiuso dei musei o delle case private, chiunque può ammirarlo, facendo una passeggiata lungo il fiume Lavino, che scorre nel Parco omonimo. Lo troviamo circondato da una vegetazione rigogliosa di salici e roverelle che sembrano quasi volerlo proteggere dall'usura del tempo: per quanto ancora in buono stato, infatti (le sue possenti macine hanno lavorato fino a non molti anni fa) il mulino è ora in abbandono. Il visitatore rimane incantato a guardare le acque azzurrognole e tumultuose del Lavino, che attraversano le sue ruote e gli uccelli che nidificano e trovano riparo sotto il tetto di coppi rotti e sconnessi, persino le finestre scardinate da cui si cerca di sbirciare nell'interno esercitano una loro attrattiva. Tutti però si augurano che il vecchio mulino torni a vivere. Il mulino del Lavino ha un impianto a ruota orizzontale che rende attivabili tre coppie di macine. Le ruote, ognuna delle quali muove una sola coppia, sono poste nel seminterrato a volta all'interno del mulino, occupandone tutto lo spazio, che presenta due luci, per l'entrata e la fuoriuscita dell'acqua, convogliata alle ruote da condotte di legno. L'impianto si articola in 5 parti: il basamento, che è una trave di legno, l'albero, anch’esso in legno, i catini disposti a raggiera nella pane inferiore dell'albero che concorrono a formare la ruota, dal diametro di circa 120-15Ocm. I catini erano ricavati da legni di quercia tagliati a cubo e fatti stagionare per due o tre anni nelle acque del canale, infine venivano intagliati fino ad ottenere una forma che si avvicina al quarto di sfera. Le altre due parti dell'impianto sono la sbarra di trasmissione dell'albero e le macine. Queste ultime sono formate da due dischi di pietra sovrapposti e cerchiati di ferro, la loro altezza è di 10-20cm., mentre il diametro è variabile od il loro peso è compreso fra i 400 ed i 700 Kg. Le macine, che si articolano in due parti: macina fissa (palmento inferiore) e macina mobile (palmento superiore) con un occhio attraverso cui entra il grano, presentano scanalature a raggiera delle superfici lavoranti, pratica che consente, a differenza delle superfici lavoranti lisce, di aumentare la velocità di macinazione senza riscaldare la farina, le scanalature, infatti, permettono l'entrata continua dell'aria tra i grani e le superfici lavoranti.

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